Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
GALLERIA FOTOGRAFICA

Le monete

Proseguendo nella meritoria politica di acquisizioni, nel 1996 la Fondazione è entrata in possesso di una collezione numismatica di pezzi battuti dalla zecca di Fano. L’operazione, se possibile, può essere ritenuta anche più significativa ed interessante, rispetto alle acquisizioni avvenute ed a quelle che (ne siamo certi) non mancheranno negli anni a venire. Infatti non solo si è evitato che una collezione “fanese” venisse smembrata e fosse persa per la città, in ciò supportati dalla generosa disponibilità anche “economica” del concittadino Gherardo Tecchi, che con passione l’aveva messa insieme, ma si è dato prova anche della moderna sensibilità della Fondazione, che non resta legata a vecchi schemi culturali che consideravano “opere d’arte” solo quelle di arte figurativa, e, comunque, oggetti di grande e nota mano, anche con il fine di colpire ed impressionare il visitatore.

In questa moderna ottica, che non dimentica alcuna delle manifestazioni dell’ingegno umano, artistico o scientifico, come documentazione imprescindibile per una compiuta conoscenza della storia della società, le monete, oltreché mezzo di pagamento ed oggetto di valore intrinseco, quando coniate in metalli preziosi, sono anche un veicolo artistico da non tenere in secondo piano, per studiare non solo le implicazioni e le problematiche di tipo economico e sociale, bensì anche le mutazioni del gusto e delle mode per quanto attiene alle rappresentazioni ivi realizzate.

La collezione, ben 242 pezzi in rame, mistura (una lega di rame ed argento) e argento, documenta compiutamente la produzione della Zecca di Fano, iniziata tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400 e conclusasi solo nel 1797. Anche se non sono certissime le notizie sulla nascita della Zecca, ne rimane una sufficiente documentazione d’archivio che spiega come la presenza o meno in una località di una Zecca è indice sicuro della importanza che il luogo ha avuto, sia in campo economico sia in campo politico: perché una “officina monetaria” aveva ragion d’essere solo in città ove sussistesse un buon interscambio culturale che ne giustificasse la creazione, e che si trovassero in favorevoli rapporti con le massime autorità politiche (Imperatore o Pontefice) che, sole, potevano concedere il diritto di battere moneta.

Questo discorso è naturalmente valido solo per il periodo medioevale e per quello immediatamente successivo: in seguito, col progressivo affermarsi degli Stati regionali e nazionali, anche questa prerogativa verrà, come le altre, ad essere fatta propria ed esclusiva dei vari poteri centrali. Per Fano abbiamo testimonianza già nel 1340 e nel 1381, di un tipo di moneta che, nei conteggi, era indicata come moneta “usuale” o “moneta di Fano”, e ci rende edotti sull’esistenza di una produzione fanese già intorno alla metà del secolo XIV; non è tuttavia chiaro se si trattasse di moneta realmente circolante, o soltanto di moneta di conto; noi propendiamo per la prima eventualità.

Quando infatti troviamo la prima notizia della Zecca, nel 1414, sotto il dominio di Pandolfo III Malatesta, osserviamo che si parla di “pizoli novi”, nuovi, evidentemente, rispetto a “piccioli” coniati a Fano in precedenza; anche se non c’è traccia di autorizzazione per una Zecca concessa ai Malatesta per la citta di Fano.

Non è tuttavia possibile che Pandolfo si arrogasse automaticamente il diritto di battere moneta, atto che sarebbe stato di una gravità eccezionale per la mentalità del tempo. Del resto anche nelle zecche esistenti in altre città soggette ai Malatesta (Rimini e Pesaro), si coniarono monete senza avere ottenuto il permesso, ma sulla base di quelli precedentemente concessi ad ognuno dei due comuni. Comunque a Fano, con i Malatesta, la coniazione di monete iniziata nel 1414 fu attiva, con interruzioni, sino al 1418 ed ancora con Sigismondo nel 1435, 1437 e 1439, dopo di ché non si hanno notizie sulla Zecca sino al 1463 quando, con il passaggio della città sotto il diretto dominio della Chiesa, verranno riconfermati i privilegi precedentemente concessi e quindi, implicitamente, anche quelli di battere moneta. Ci furono coniazioni cittadine “autonome” dal 1463 al 1472, monete “anonime” pontificie dopo tale anno ed in seguito, sotto i Pontefici Sisto IV (1472-1484), Innocenzio VIII (1484-1503), Leone X (1519-1520), Paolo III (1534-1549), Pio IV (1559-1565), Pio V (1566-1572), Gregorio XIII, Sisto V (1585-1590), Urbano VII (1590), Gregorio XIV (1590-1591), Clemente VIII (1592-1605), e durante le sedi vacanti del 1572, 1585, 1590, anche se le coniazioni non si ebbero durante tutti gli anni dei pontificati citati.

Tralasciando quindi il periodo di libero comune e poi quello di signoria malatestiana ed eccettuati i sei anni alla fine del XV secolo, nel cinquecento vediamo che la Zecca è attiva per un totale di quarantadue anni. Poiché anche nelle altre officine monetarie, pure quelle principali come Bologna e la stessa Roma, l’attività non è mai continuativa e, spesso, puramente simbolica, si può considerare che praticamente nel cinquecento la Zecca di Fano fu sempre attiva. Dopo il 1589 non si hanno altre coniazioni, l’11 luglio 1595 Clemente VIII, Papa di nascita fanese, decreta la chiusura di tutte le zecche dello Stato all’infuri di quella di Roma, poiché in molte di esse, compresa Fano, si erano battute monete senza i requisiti richiesti, cosa che aveva creato grandi confusioni e difficoltà in tutto lo Stato della Chiesa. In realtà, oltre Roma, altre zecche continuarono la loro attività.

Nel 1605, infine, Paolo V, nella tradizionale riconferma alla città di Fano dei vari privilegi di cui godeva, revoca esplicitamente quello della Zecca. Le monete di Fano continuarono per latro ad avere corso nello Stato Ecclesiastico ed anche negli altri, e troviamo, per esempio, notizie di alcuni bandi sulle monete, emanati a Parma nel 1606, 1609 e 1616, nelle quali è fatta aspressa menzione dei testopi (monete “argento”) di Fano.

Comunque la perfezione formale e l’eleganza delle monete prodotte dalla zecca di Fano fecero si che Piccioli, quattrini, baiocchi, giulii, testoni, mezzi grossi, grossi, furono sempre “apprezzati” su tutte le “piazze”, tanto che vennero spesso imitati e contraffatti da Feudatari e Principi d’Alta Italia, quali gli Ippoliti di Gazzoldo ed i Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, specie all’epoca di Sisto V. Della Zecca a Fano non si parlerà più per circa duecento anni, sino alla fine del secolo XVIII quando la situazione economica, già difficile, e complicata dalla scarsezza di numerario metallico cui si era tentato di rimediare con la emissione di moneta cartacea, precipitò per le contribuzioni richieste dalle truppe di occupazione francesi dopo il Trattato di Tolentino.

L’unica soluzione poteva essere il servirsi, per aumentare la produzione di monete metalliche, di varie zecche locali che si era stabilito di creare già nel 1795. Vi si aggiunse Fano col Chirografo pontificio dell’8 luglio 1797 che istituisce la nuova Zecca. A Fano si produssero “Grossi” da 5 baiocchi e Mezzi Grossi da 2 baiocchi, detti rispettivamente “Madonnine” e “Sampietrini”, dalle immagini che apparivano sul verso delle stesse, tutte di rame. La coniazione riguarda il solo mese di ottobre del 1797 durante il quale si coniarono monete per il valore di 1.770 scudi, e cioé, come numero, grossi n° 21.100, mezzi grossi n° 28.600, 49.700 in totale, un’attività quindi frenetica, basti considerare le 11.600 monete prodotte in soli 3 giorni, dal 10 al 13 ottobre.

Come si è detto, nella collezione tutti i periodi di attività della Zecca, sono più o meno differentemente testimoniati, con anche un esemplare malatestiano ed un Sampietrino dell’ultimo periodo. Non mancano falsi d’epoca come baiocchelle di Sisto V, le varie sedi vacanti, ed i caratteristici pezzi d’argento con l’immagine della Fortuna, con una cospicua documentazione degli esemplari di piccolo modulo, di più larga diffusione, ma anche questi di notevole interesse, come si può vedere dagli esemplari esposti nelle quattro bacheche verticali, con espositori rotanti, appositamente acquistate.

Naturalmente la collezione è in fieri perché non è (né potrebbe essere) completa, per le praticamente infinite varianti che il frequente cambio per usura dei coni produceva, ma può essere ancora integrata, con l’aggiunta anche delle medaglie fanesi, malatestiane e non; questo è un augurio in “corso d’opera”.

Daniele Diotallevi

Comunicazione istituzionale

Conoscere la Fondazione 2014
Reportage fotografico sull'attività erogativa della Fondazione nel periodo 2004 - 2013
(formato pdf - Mb 7,6)

Le Fondazioni: un immenso bene italiano
Campagna di comunicazione a cura di ACRI con la collaborazione di PubblicitĂ  Progresso

Realizzazioni recenti

Museo Etnico Bagnaresi
Una preziosa e unica collezione di opere d’arte, artigianato e di interesse multietnico provenienti da tutti i continenti (Ingresso gratuito tutto l'anno con prenotazione presso la Fondazione)

SISTEMA MUSEALE
DI PALAZZO BRACCI PAGANI

Il Palazzo storico dedicato ad ospitare una struttura polivalente e moderna per finalitĂ  artistiche e scientifiche

Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Via Montevecchio n. 114 - 61032 FANO (PU)
Tel. 39 0721 802885 - Fax 39 0721 827726 - E-mail:
C. F. 90008180417