Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Complesso monumentale di San Michele in Fano: particolare di un capitello del chiostro interno
Complesso monumentale di San Michele in Fano: particolare di un capitello del chiostro interno

Complesso San Michele - Notizie storiche

Sommario

Nota su M° Bernardino da Carona
Nota su M° Giovanni Bosso
Lo stemma della congregazione
La vecchia campana
Epigrafi e iscrizioni
La chiesa e l'Ospizio di San Michele

Nota su M° Bernardino da Carona

In un saggio su M° Bernardino di M° Pietro da Carona così ha scritto nel 1972 Raffaele Elia:
"La personalità artistica di Bernardino da Carona, «scarpellino», quasi ignorata dagli scrittori e critici d'arte marchigiani, è stata rivelata in tempi recenti, in base a documenti d'archivio, e ad assegnazione di numerose opere eseguite in varie città delle Marche.

Egli ci appare architetto valente e scultore egregio, dotato di versatilità notevole e degno della maggiore attenzione. È vero che qualche opera gli viene attribuita non in base a documenti, ma per considerazioni stilistiche che lasciano sempre un poco perplessi.

Tuttavia, anche attenendoci solo a quello che risulta certo, egli ci appare, fra tanti artisti lombardi operanti nella nostra regione, uno dei più stimati chiamato come fu a prestare la sua opera in lavori molto impegnativi e di vasta mole avendo operato a Fano e ad Ascoli Piceno per un lungo periodo che va dal 1498 al 1515 circa".1

Il 3 aprile del 1498 risulta infatti che M° Bernardino di M° Pietro da Como, formatori forse nella bottega di Pietro Lombardo, fu pagato per l'esecuzione dell'artistico portale a candeliere dell'antica chiesa extraurbana di S.Maria Nuova in S.Lazzaro: portale trasferito dopo il 1523 sotto il portico della chiesa urbana di S.Maria Nuova in S.Salvatore dove tuttora si trova.2

Dai verbali e dalle delibere dei componenti la Confraternita o Schola di S.Michele risulta poi che il 7 maggio del 1508 M° Bernardino "s'è oferto a far la porta", ma che solo nel luglio del 1511 "ha comenzato a lavorare le prete per la porta": porta che nel 1512 veniva costruita cogli "ornamenti designati per M° Bernardino". Quindi su suo disegno e non su progetto altrui. E non per certo, come un tempo ipotizzato, su progetto di Matteo Nuti che era morto nel 1470.3

Un ritardo spiegabile con il fatto che nel 1509 M° Bernardino aveva dato inizio ad Ascoli Piceno alla lavorazione del monumento a Papa Giulio II: monumento posto sullo sfondo di Piazza del Popolo, sopra il portale laterale antico della chiesa di S.Francesco. Un'opera di imponente grandiosità, delimitata da una inquadratura sobria e solenne, inaugurata il 22 febbraio 1510.

Successivamente, a partire dal 1514, è provato che M° Bernardino partecipò ai lavori per il rivestimento marmoreo della S.Casa di Loreto su disegno del Bramante e del Sansovino.

Franco Battistelli

Nota su M° Giovanni Bosso

Magister Johannes Bossus de Mediolano, indicato nei documenti d'archivio come habitator Ravennae e poi residente a Fano, a partire dal 1525, fu uno di quegli scalpellini-scultori, ideali eredi dei medioevali Magistri Comacini o Campionesi, scesi dalla Lombardia in terra marchigiana a fornire la loro opera di abili artigiani come quel M° Bernardino di Pietro da Carona, autore dello splendido portale a candeliere della chiesa di S.Michele.

Capomastro e scalpellino di provate capacità, il Bosso ebbe alle proprie dipendenze diversi tagliapietre, formanti una vera e propria consorteria a cui i Fanesi si rivolsero per oltre un trentennio per l'esecuzione di più di un lavoro scultorio (colonne soprattutto) e per la fornitura del materiale adatto come la pregiata pietra istriana.

Procedendo con ordine, mentre Magister Bernardus de Cummo dava inizio (giugno 1525) ai lavori per la fabricha de la torre de loriolo in piazza, già nel marzo del 1526 il Bosso riceveva l'incarico di eseguirne il parapetto e successivamente venne compensato per havere lavorato alla torre di piazza sì de preta lavorata come da suo magisterio, più precisamente: per haver fatto el coridoro e uno parapetto sopra la torre de lo arlogio e ancora per haver fatto la rosa de lo arlogio in la torre de piazza.

Contemporaneamente e successivamente, il Bosso cominciò ad occuparsi dell' integrale riselciatura di Piazza Maggiore (oggi XX Settembre), provvedendo anche al trasporto de li preti condutti de Istria per la piaza. Un lavoro che lo tenne impegnato, insieme alla sue maestranze (compreso M° Blasius Georgii sclavoni scalpellini, M° Augustino de Lanteriis de Mantua, Perus de Ravenna nepos Johannis Bosii e M° Basilio scarpelino), almeno fino al 1536.

Nel frattempo il Bosso fu l'esecutore materiale delle ventiquattro colonne in pietra d'Istria con relativi capitelli corinzi e tutti gli altri elementi deorativi - dalle cornici dei portali e delle finestre ai peducci e alle fasce marcapiano - del chiostro della basilica di S.Paterniano e di quello con colonne d'ordine jonico della chiesa di S.Maria Nuova: colonne identiche, queste ultime, a quelle realizzate nel 1543 per il chiostrino di S.Michele e nel 1544 per la loggia superiore (la loggia delli S.Priori) dell'ex Palazzo Malatestiano.

Nel 1548, fra le ultime opere del Bossi, va anche ricordata  l'elegante incornicatura in pietra del cosiddetto 'Trittico dei Protettori', posto sulla facciata del trecentesco Palazzo del Podestà, mentre dopo il 1557, scomparso il Bosso, resta notizia che rimasero ad operare in Fano i suoi nipoti Antonio, Pietro e Nicola.1

Franco Battistelli

Lo stemma della congregazione

L'antico Palazzo Del Cassero, oggi Colavolpe-Severi, fronteggia lungo via Arco Augusto il loggiato dell'antica Congregazione di S.Michele, caratterizzando e completando con la sua alta, severa mole il fianco settentrionale della monumentale porta romana. Merita ricordare che si tratta di un palazzo, denominato nei documenti della suddetta Congregazione che lo fece ricostruire a metà Cinquecento, come 'domus magna' o 'casa granda'.

Per alcuni anni fu anche ceduto in affitto al Seminario, senza peraltro cancellarne il segno di proprietà, consistente nel caratteristico stemma avente ad emblema la bilancia della giustizia scolpito al centro della piattabanda dei portaletti in pietra che dall'atrio danno accesso alle varie stanze del piano terra e, salite la scale, del piano nobile.  

Stemma analogo a quello posto sulle piattabande dei portaletti dell'antistante edificio della Congregazione (ndr: ingresso principale, portale del chiostro al piano terra, capitello di una colonna del loggiato - destra, capitello di una colonna del loggiato - sinistra).

Franco Battistelli

La vecchia campana

All'antica chiesa di S.Michele, quella anteriore ai lavori di ampliamento e ricostruzione successivi al 1474, risale l'antica campana, recuperata e collocata nel sostegno metallico che ha sostituito dopo il 1935 l'originario campaniletto a vela.

Si tratta di una campana del peso di 108 kg, con un diametro alla base di 54 cm e 66 cm di altezza.

La data MCCCCLXXI è riportata all'interno del fascione che avvolge inferiormente la  campana insieme con un motivo ornamentale a spezzata. Sopra la fascia un motivo ornamentale forse riconducibile ad un marchio di fabbrica.

Franco Battistelli

Epigrafi e iscrizioni

L'iscrizione AVGVSTO (cm 65x150; altezza delle lettere cm 25) che campeggia sul fronte della chiesa di S.Michele a sinistra dell'osservatore è stata da tempo identificata con un frammento del fregio dell'attico che coronava un tempo la parte superiore del cosiddetto Arco d"Augusto.

Si tratta, quindi, di uno dei blocchi di pietra caduti in seguito ai colpi di bombarda sparati contro l'antico monumento nel corso dell'assedio del 1463 quando l'esercito ecclesiastico di Papa Pio II, guidato dal cardinal Fortiguerra e dall'allora conte Federico da Montefeltro, strappò la città di Fano al dominio di Sigismondo Malatesti.

Questa l'iscrizione originaria completa: [DIVO] AVGVSTO [PIO CONSTANTINO PATRI DOMINORVM]. Circa la stessa è stato precisato che "per la presenza del titolo divus - espressione dell'apoteosi con cui si voleva onorare la memoria di un imperatore [Caear Flavius Constantinus Augustus] - è databile al periodo compreso tra il 22 maggio 337, giorno della morte di Costantino e, presumibilmente, il 9 settembre dello stesso anno quando i suoi figli Costantino II e Costante ebbero il titolo di Augusti" 1

Sulla destra dell'osservatore è invece visibile la riproduzione ad altorilievo dell'Arco d'Augusto come si presentava prima del ricordato assedio del 1463 sovrastata dalla scritta: EFFIGIES ARCVS. AB. AVGVSTO. ERECTI. POSTEA. Q. TORMENTIS. EX. PARTE. DIRVTI. BELLO. PII. II. CONTRA. FANEN. AN. MCCCCLXIII (Rproduzione dell'Arco eretto da Augusto dopo che fu in parte distrutto dalle artiglierie nella guerra di Pio II contro i Fanesi nell'anno 1463).

Direttamente sovrapposte alla raffigurazione dell'arco sono poi la ricordata iscrizione perduta dell'attico e le due tuttora visibili: IMP(erator) CAESAR DIVI F(ilius) AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMUS CO(n)S(ul) XIII TRIBUNICIA POTEST(ate) XXXII / IMP(erator) XXVI [sic!] PATER PATRIAE MVRVM DEDIT
(L'Imperatore Cesare Augusto, figlio del Divo [Giulio Cesare], Pontefice Massimo, Console 13 volte, Tribuno 32 volte, Imperatore 26 volte [in realtà solo 16], Padre della Patria edificò le mura).
CVRANTE L(ucio) TVRCIO SECVNDO APRONIANI PRAEF(ecti) URB(i) FIL(io) ASTERIO V(iro) C(larissimo) CORR(ectore) FLAM(iniae) ET PICENI.
(A cura di Lucio Turcio Secondo Asterio figlio di Apropniano Prefetto di Roma, uomo illustre, correttore della Flaminia e del Piceno).2

Non visibile all'osservatore, su un lato del blocco di pietra in cui è scolpita la statuetta dell'Arcangelo Michele che sovrasta lo splendido portale rinascimentale di Maestro Bernardino di Pietro da Carona, è stato individuato nel 1937, durante i lavori di scomposizione e ricomposizione in arretramento della facciata della chiesa, un frammento di iscrizione disposta su tre linee (SEX[TVS] TRV[...]/ TRIATE AST[...]/SC[.]O[...]) proveniente da un antico edificio romano non identificato, databile al II secolo d.C. "Le lettere superstiti - a giudizio di Rosetta Bernardelli Calavalle - hanno consentito di riconoscere il procuratore Sextus Truttedius Clemens, già noto da altri documenti epigrafici".3

Già si è detto sul significato della scritta ELEMOSYNIS EXPOSITORUM (per le elemosini dei bambini esposti) posta sul fronte dell'urna in pietra murata sulla parete orientale del formice maggiore dell'Arco d'Augusto; come pure si è accennato alla scritta ANNO / CHRISTO / NATO / MDL / XXXVIII posta sullo specchio del basamento della prima colonna sulla destra del loggiato inferiore la cui data (1588) è certamente da riferire al termine dei lavori di cotruzione (o ricostruzione) del loggiato in questione: data di soli tre anni posteriore a quella (1585) dell'epigrafe già sulla parete interna destra della chiesa, rimossa nel corso dei lavori del 1935-1936 e recentemente ricollocata.

Questo il testo:

BERARDINVS BOLIONIVS IUDEX MAXIMUS
BOLIONIVS SVBIUDEX ROMVLUS GISBERTVS
 RECTOR FLAMINIAE LODOVIC ERCULANIVS
CAMILL ATQUE POMPILIVS LEONELII
CONSILIARI ANNO DNI CI_I_XXCV
VII IDVS SEP XYSTO V PONT OPT MAX
A FRANC RVSTICVCIO HVIVS VRB
ANTISTITE _PL HO DIVO MICHAELI
DICATV  CONSECRA DV CVRARVNT

L'iscrizione (con diverse abbreviazioni per contrazione) ricorda la consacrazione (o più probabilmente la riconsacrazione) della chiesa avvenuta il 7 settembre 1585 al tempo di Papa Sisto V, con la partecipazione di vari personaggi: dal Vescovo di Fano Francesco Rusticucci al giudice e subgiudice Bernardino e Massimo Bollioni, dal rettore Romolo Gisberti ai consilieri Ludovico Ercolani e Camillo e Pompilio Leonelli.4

Un'ulteriore scritta ormai parzialmente illeggibile sullo specchio del basamento dell'ultima colonna sulla sinistra del loggiato inferiore risulta dedicata a due curatori (CVRANTIBVS) dei lavori: tali ERC H IVD / e VL D SVBI (giudice il primo e subgiudice il secondo).

Una seconda epigrafe su lastra in marmo bianco, rimossa nel 1937 e recentemente ricollocata all'interno della chiesa, fa pure riferimento ai "duumviri" (primo giudice e secondo giudice o subgiudice della Confraternita di S.Michele): il conte Rinaldo di Montevecchio e l'abate Felice Carrara.

L'iscrizione non è datata, ma risalendo agli anni del pontificato di Papa Clemente XIII (1758-1769) potrebbe risalire al 1768, anno della morte del Montevecchio.

Questo il testo:

D . O . M .
CLEMENTI XIII
P . M .
IN PRAEFECURA CIVITATIS
SODALITY SOCIO
ET EX SOCIO PRINCIPI
SODALITIUM P.
RAYNALDO CO.DE MONTE VETERE DUUMUIRIS
FELICE AB. CARRARA 

Passando all'interno del fabbricato dell'antica 'schola', attirano l'occhio dell'osservatore, murate lungo le pareti del corridoio d'ingresso, cinque lunghe epigrafi poste in opera dopo il 1927, che riportano i nominativi disposti in ordine cronologico di tutti i benefattori dell'ex Congregazione di Carità a partire dal secolo XIII fino al secolo XX (da Acattolo di Damiano nel 1230 a Domenica Torcoletti vedova Striccioni in memoria del suo Ercole nel 1942).

Lungo la scala, ai due lati delle pareti del primo pianerottolo, meritano attenzione ben quattro epigrafi. La prima, sulla sinistra, ricorda il patrizio Giacomo Torelli, celebre architetto e scenotecnico fanese già famoso presso la corte di Luigi XIV ("olim Christianissmi Regis architectus et machinator insignis"); il quale Torelli, dopo il suo ritorno a Fano ("patriam reversus") ad emulazione della pietà ("aemulata pietate") del padre Pandolfo e del fratello Antonio, entrambi cavalieri di S.Stefano e confratelli, in qualità di ascritto alla Congregazione di S.Michele, seguendo l'usanza abbandonata per l'ingiuria del tempo (usanza considetente nell'esposizione dei doni nuziali nel giorno del Corpus Domini e nella pubblica distribuzione di cibi), ottenne che nell'anno 1674, all'età di anni 70, su sua richiesta tale usanza venisse riproposta accresciuta a sue spese ("ut latius in rogito dantis propriis expensis obtinuit in pristinum reponi").

D T V
IACOBVS TAVRELLIVS PATRITIVS FANENSIS
OLIM CHRISTIANISSIMI REGIS ARCHITECTVS
ET MACHINATOR INSIGNIS
PATRIAM REVERSVS
PANDVLPHI PARENTIS ET ANTONII GERMANI
EQVITVM S.STEPHANI HIC CONFRATRVM
AEMVLATA PIETATE CONGREGATIONI ADSCRIPTVS
VETERE VSVM TEMPORIS INIVRIA OMISSVM
EXPOSITIS EORVMQ NVTRICIBVS DIE CORPORIS XPI
CIBARIA PARANDI IN HAC AVLA
AB OMNIBVS
ANNO MDCLXXIV AETATIS VERO SVAZ LXX
VT LATIVS IN ROGITV DANTIS
PROPRIIS EXPENSIS OBTINVIT IN PRISTINVM REPONI

La seconda epigrafe, sempre sulla sinistra,  ricorda invece che Andrea Negusanti in qualità di giudice e Carlo Cygni come subgiudice, per decreto dei consglieri ("sodalium") provvidero ("curaverunt") che la sede della Congregazione, meritevole per comodità, fosse costruita (o meglio ricostruita) nell'anno 1598.

D O M
HADRIANVS NEGVSANTIVS IVDEX
CAROLVS CYGNIVS SVBIVDEX
EX DECRETO SODALIVM OPVS HOC
SANE EGREGIVM COMMODITATIS
ERGO CONSTRVENDVM
CVRAVERVNT
AN.SALVTIS
MDXCVIII

Le altre due epigrafi, murate sulla destra, meritano pure di essere ricordate. La prima contiene una lunga iscrizione a ricordo dei lavori eseguiti nell'anno 1757 nei fabbricati ("his aedibus") della Congregazione, in particolere in alcuni locali ("lavacro triclinio aegrotantum et dormitionis gonclaui") per comodità dei convittori ("contubernalium comoditatem"). Tutto ciò ad opera del conte Rinaldo di Montevecchio e dell'abbate Felice Carrara giudici, di Filippo Simonetti e Pietro Maria Amiani prefetto della casa e referente del sodalizio dei patrizi curatori per decisione dei quali fu auspicata, iniziata e dedicata l'opera e decretata l'iscrizione ("monumentum").

D.O.M.
HIS AEDIBVS
LAUACRO TRICLINIO AEGROTANTIVM ET DORMITIONIS GONCLAUI
AD CONTVBERNALIVM COMODITATEM
INSTRVCTIS ET AVCTO EX CENSV RESTAVRATIS
RAYNALDO COM DE MONTE VETERE FELICE ABB CARRARA IUDICIBVS
PHILIPPO SIMONETTO ET P.MARIA AMIANO
DOMUI PRAEFECTO ET REFERENTE
PATRICIIS CVRANTIBVS
SODALITIVM
EXCVIVS CONSVLTO
AVSPICATO COEPTVM DECREUIT
AB H R CI I CCLVII

La seconda e ultima iscrizione fu posta per ricordare ("memoria alli ufficiali che saranno per il tempo") di inviare ogni anno il primo di luglio alla chiesa di S.Francesco in Pesaro "a far celebr[are] col priore di S.Andrea di detta città" un ufficio funebre ("un offitio da morto") per l'anima del conte Monaldo di Montevecchio. Dovrà, inoltre,  essere riportata la dicharazione che l'ufficio è stato celebrato ("e reportarne...la fede per istrumento conforme alla riformanza").

MEMORIA ALLI VFFICIALI
CHE SARANNO PER IL TEMPO
DI MANDAR OGNI AN[NO] IL PRIM[O] DI LVG[LIO]
ALLA CHIESA DI S.FRANC[ESCO] DI PESARO
A FAR CELEBR[ARE] COL PRIORE DI S.ANDRE[A]
DI DETTA CITTA
VN OFFITIO DA MORTO PER L'ANI[M]A
DEL COTE MONALDI[N]O DI MO[NTE]VECCHIO
E REPORTARNE DA QVEI P.P.
LA FEDE PER ISTRVMENTO
CO[N]FORME ALLA RIFORMANZA CAR[TA] XI

Franco Battistelli

La chiesa e l'Ospizio di San Michele

Dalle origini alla fine del secolo XVI

Il complesso rinascimentale della ex chiesa e ospizio di S.Michele, così come si presenta in parte ancora oggi, fu notoriamente eretto fra le seconda metà del secolo XV e la seconda metà del secolo XVI, sull'area immediatamente posta all'interno e all'esterno del fianco meridionale del cosiddetto Arco d'Augusto e, per quanto riguarda la sola chiesa, al posto di uno dei due torrioni romani che affiancavano l'antico monumento.

Di una prima, molto più antica chiesa di S.Michele, diroccata da un terremoto nel giugno dell'anno 800, così riferisce l'Amiani: "Tra le Fabbriche, che rovinarono in Fano, quella della Chiesa di S. Michele Archangelo fu ridotta in sassi, e perché la Canonica de' Chierici, o Sacerdoti non aveva facoltà sufficienti per rifarla, fu fabbricata dall'Abbazia di S.Paterniano nel Borgo fuori di Porta Maggiore, e dopo molto anni fulle un Ospedale unito appresso" (I, p.103).

Di tale ospedale riferisce ancora l'Amiani: "Nel Borgo presso il Monastero di S.Paterniano fu compita [anno 1230] la fabbrica di uno Spedale a ricovero de'Poveri sotto l'invocazione di S.Michele a spese di Martino di Damiano"(I, p.193).

Successivamente, per l'esattezza nel 1323, è documentato un lascito di "dieci Soldi alla Scuola di S.Michele Conservatorio attualmente [1751 per l'Amiani] degl'Esposti" (I, p.254).

Resta provata, quindi, l'esistenza di una costruzione (chiesa con attiguo ospedale, poi scuola o conservatorio degli esposti) dedicata a S.Michele e posta "foris portam", ma di cui nei documenti che la riguardano non è meglio definita l'ubicazione, così come più tardi, nel 1438, quando "lo Spedale de S.Michele" veniva rimborsato "per centocinquanta mesure de calcina viva tolta da loro a raxon de ducati sei el centinaro e per sabion impastadura e tutto in soma ducati quatordeci e bolognini 40 per ducato"857.

Nel 1459, ma resta il dubbio se si tratti dello stesso fabbricato, si povvide ad "aconciare el tetto", utilizzando tre "codalzi" di dodici piedi, due tavole "ischiave", chiodi e cento coppe, mentre nel 1460 furono acquistate tante tavole quante ne bastassero a costruire la "tragiana de nante da lusio de San Michele". Praticamente un primo loggiato o tettoia (la "tragiana") davanti all'ingresso dell'edificio: lavori per i quali Maestro Antonio da Ripalta ricevette 30 bolognini il 24 febbraio 1461 ("per la sua fatiga de fare la dita tragiana de legname") e, nel mese di marzo, altri 14 bolognini per finire i lavori e sistemare il "teto del Spedale in quattro cantoni".

Fu però solo in seguito alla cacciata dei Malatesti (settembre 1463) che la costruzione finì con l'acquistare gradualmente l'aspetto attuale, dato che fu nel 1469 che si discusse intorno alla realizzazione di un fabbricato con loggia affacciata sulla strada principale, là dove doveva sorgere "la sala per potter in quella cohadunare li confrati": sala comunque rimasta allora incompiuta per mancanza di denaro.

A finanziare le spese di costruzione ci si poté peraltro avvalere in seguito (nel 1474 e nel 1481) di più di un lascito testamentario, così che nel 1493 fu anche deciso di "resarcire la chiesa de San Michele et quella conciare et farla bella", dopo aver ottenuto il permesso di demolizione per il torrione romano situato alla destra del ricordato Arco d'Augusto e poter così ampliare anteriormente la chiesa fino ad occultare metà del fornice minore dell'Arco: ciò che resta documentato in più di una vecchia foto d'archivio anteriore all'arretramento e abbassamento della facciata realizzato a partire dal 1935 e dai superstiti ruderi di base del suddetto torrione.

È quanto ricorda, non senza spirito polemico, il solito Amiani: "La Confraternita di S.Michele in quest'anno 1493 diede principio alla fabbrica della sua Chiesa, la quale, perché riuscisse più spaziosa colla permissione del Consiglio occupò una parte dell'Arco d'Augusto, condiscendenza vermente degna più da compiangersi, che da menzionarsi in queste Memorie, la di cui effigie coll'Iscrizione fu in marmo scolpita a basso rilievo, come tutt'ora si scorge nella facciata di questa Chiesa" (II, pp.71-72).

Da una quietanza dell'11 marzo 1499 risulta impegnato nei lavori della nuova facciata della chiesa Maestro Giacomo di Maestro Marco da Carona, socio  di quel Maestro Bernardino di Pietro da Carona che, ultimato il rivestimento in pietra della facciata intorno al 1507, nel 1508 si era "oferto far la porta de la chiesia de San Michele secondo parerà a li confrati e che seria bene ordinar quel che s'ha a fare per dicta porta".

Una porta, o meglio un portale, che nel 1510 non risultava però ancora iniziato, dato che solo il 6 ottobre di quell'anno si discusse della necessità di sollecitare Maestro Bernardino affinché portasse sul posto le pietre necessarie per realizzare il portale e le cornici (oggi scomparse) delle finestre.

Iniziati i lavori nel 1511, gli stessi (compreso quindi anche l'altorilievo con l'effigie dell'Arco d'Augsto come si presentava prima dell'assedio del 1463), risultavano certamente compiuti quando, il 7 novembre 1513: "fo proposto che bisognava fare la porta de ligname alla Chiesa" e "che Sancto Michaele Angelo omnino se debia indorare e far di bon colori".

Basterà qui ricordare l'altissimo pregio artistico del portale in questione che il Selvelli definisce: "purisima fioritura del maturo quattrocento, nel quale la plastica decorativa collegasi anche ai più leggiadri motivi della deliziosa reggia d'Urbino, facendo pensare ad uno scultore-architetto educato alle squisite delicatezze dell'arte toscana, con l'intuito fine e sicuro dell'equilibrio e dell'armonia nell'insieme e nei dettagli".

In realtà Maestro Bernardino di Pietro da Carona fu un degno erede di quegli antichi maestri 'comacini' o 'campionesi', scesi nelle Marche dalla Lombardia come il ben noto Ambrogi Barocci da Milano che operò nella ricordata "reggia d'Urbino". 

Passando all'adiacente edificio della "Schola" i cui lavori pare fossero iniziati già nel 1459, è documentato che gli stessi furono ripresi nel 1536, mentre nel 1543 "Maestro Giohanne" (Maestro Giovanni Bosso da Milano) fu pagato per la realizzazione di otto colonne "per la loggia che se fa nel cortile": colonne "del medesimo lavoro che sono le colonne poste in opra nel claustro de li frati de i zochi a S.Maria Nova" e di quelle poi eseguite dallo stesso per "la loggia delli S.Priori" (la loggia superiore dell'ex Palazzo Malatestiano che, distrutta da un incendio nel 1518, venne ricostruita nel 1544).

Si tratta delle otto colonne in pietra con base e capitello jonici che caratterizzano ancora il cortiletto o chiostrino interno dell'edificio, anteriori a quelle con alto zoccolo, base e capitello corinzi del loggiato esterno, da identificare forse con quelle realizzate nel 1557-1558 da Maestro Fabrizio da Rimini che ricevette 9 scudi "per conto de le cholone per la fabrica". Resta peraltro il fatto che sullo zoccolo della prima colonna del loggiato in questione è incisa la data ancora più tarda del 1588.

Non risulta quindi chiarito quale fu l'uso fatto in pecedenza delle pietre cadute dall'attico dell'Arco d'Augusto: attico notoriamente  diroccato dalle artiglierie montefeltresche durante l'assedio del 1463.

Così ne riferisce il solito Amiani: "Fabbricavasi a questi giorni [1475] il Portico presso la Casa, e Spedale di S.Michele dell'Esposte, ed il Pubblico vi concorse colle limosine, e concesse a tal fine le Colonne, che per tanti secoli avevano sosternuto il Portico fabbricato da'Fanesi ad eterna memoria dell'Imperadore Costantino, o de'suoi figliuoli Augusti sopra l'Arco di Augusto, il qual Portico aveva rovinato nel tempo dell'ultimo assedio, narrato nel fine della prima parte di questa Storia" (II, p.37).

Lo stesso non manca però di contraddirsi là dove, riferendosi all'anno 1495, afferma: "Allorché fu terminata la Chiesa di S.Michele, la Confraternita di quello Spedale proseguendo la fabbrica del Portico avanti la casa dell'Esposte, supplicò il Consiglio per avere le Colonne, le quali servito avevano al Portico eretto già da Fanesi sopra l'Arco d'Augusto nell'Imperio di Costantino il Grande, che le furono in limosina concedute" (II, p.75).

L'uso delle suddette pietre (colonne comprese) era in realtà già stato concesso nel 1475, prima che fosse terminato il rifacimento della chiesa, e l'unico frammento oggi identificabile resta quello con la parola AVGVSTO, proveniente dal fregio abbattuto e incastonato sulla sinistra di chi ne osserva la facciata.

Un frammento d'iscrizione romana (SEX TRV / TRIATE AST / SC O) risulta inoltre inciso su un lato del masso in cui è scolpita la statuetta centrale dell'Arcangelo Michele che sovrasta il portale della chiesa: masso palesemente proveniente da un antico monumento non identificato.

Altri scalpellini ricordati dai documenti (un Maestro Nicolò da Sant'ppolito e, sempre da Sant'Ippolito, un Maestro Ambrosio e un Maestro Giovan Paulo, oltre ad un Maestro Perino o Pierino muratore) provvidero negli anni successivi anche a realizzare i portaletti stemmati disposti intorno al cortile e il grande camino della sala superiore, palesemente rinnovata poi quest'ultima  e nota oggi come la Sala S.Michele.

Sopralzata e internamente rinnovata fu anche la chiesa, così come si presentava (con lesene d'ordine corinzio addossate alle pareti) prima dell'intervento che dopo il 1935, in seguito alla ricordata scomposizione e ricomposizione in arretramento dell'artistica facciata, ha provveduto a riportarla all'altezza originaria con lo smantellamento della volta a botte. Certamente posteriore quest'ultima alla consacrazione (o riconsacrazione) del 1585 ad opera del vescovo Francesco Rusticucci di cui resta memoria in un'epigrafe già collocato all'interno della chiesa.

Andò molto probabilmente perduto nel corso delle suddette opere  l'artistico fregio rinascimentale scolpito che coronava la primitica facciata: fregio (posto che sia stato realizzato) riprodotto in un disegno a penna su pergamena del 1584 unitamente al portale scolpito da Bernardino da Carona.

Va aggiunto che per l'altare maggiore della chiesa il fanese Bartolomeo Morganti, con la collaborazione del figlio Pompeo, ebbe a dipingere nel 1534 la nota grande pala con S.Michele Arcangelo che abbatte Lucifero e sottostante resurrezione di Lazzaro: pala trasferita nel 1932 presso la Pinacotea Civica del Palazzo Malatestiano dove tuttora si conserva.

Perduta risulta invece da tempo l'originale grande cassa con cornice intagliata a fogliami, appositamente commissionta per il dipinto dei Morganti a Domenico da Rovigno.

Poco dopo, nel 1537, l'edificio fu definitivamente destinato ad Ospizio per gli Esposti nella generale sistemazione degli Ospedali ed Ospizi fanesi promossa dal giovane vescovo Cosimo Gheri, come testimonia l'urna in pietra con la scritta latina "Elemosynis expositorum" murata al centro della parete interna destra dell'Arco d'Augusto.

A questo punto va ricordato che con decreto reale del 30 luglio 1861, fu costituita la Congregazione di Carità: congregazione che riunì tutte le opere pie fino ad allora esistenti in Fano e che trovò sede definitiva nel fabbricato dell'ex Schola di S.Michele solo nel 1926, dopo che lo stesso fu interamente restaurato e ristrutturato dal noto architetto Alberto Calza Bini di Roma.

Come ricordato dal Selvelli: "Tutto il fabbricato ha subíto, fuori e dentro, nel 1925-26, un radicale restauro con ripristino, aggiunte, innovazioni, adattamenti e trasformazione del piano superiore del cortiletto quasi riproducendo la loggia superiore esterna". Intervento ideato e progettato, come già precisato, dal Calza Bini per ospitare nell'edificio la sede della Congregazione di Carità, ribattezzata dagli anni del secondo dopoguerra IRAB (Istituti riuniti di assistebza e beneficenza).

Ulteriori restauri (parziale rifacimento dei tetti e riparazioni varie) l'edificio ha infine anche subito in seguito ai danni provocati nel corso dei bombadamenti aerei dell'estate 1944.

Franco Battistelli

Comunicazione istituzionale

Conoscere la Fondazione 2014
Reportage fotografico sull'attività erogativa della Fondazione nel periodo 2004 - 2013
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Le Fondazioni: un immenso bene italiano
Campagna di comunicazione a cura di ACRI con la collaborazione di Pubblicità Progresso

Realizzazioni recenti

Museo Etnico Bagnaresi
Una preziosa e unica collezione di opere d’arte, artigianato e di interesse multietnico provenienti da tutti i continenti (Ingresso gratuito tutto l'anno con prenotazione presso la Fondazione)

SISTEMA MUSEALE
DI PALAZZO BRACCI PAGANI

Il Palazzo storico dedicato ad ospitare una struttura polivalente e moderna per finalità artistiche e scientifiche

Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Via Montevecchio n. 114 - 61032 FANO (PU)
Tel. 39 0721 802885 - Fax 39 0721 827726 - E-mail:
C. F. 90008180417