Il Duomo di Fano

Capitolo I
Fano e le sue antiche “cattedrali”

  1. Ubicazione geografica di Fano e vie di comunicazione
  2. Cenni sull’urbanistica in età romana e medievale
  3. Congetture sull’ubicazione della primitiva cattedrale
  4. Su un antico battistero a fianco della cattedrale
  5. Rinvenimenti nell’area dell’episcopio
  6. Edificazione della prima cattedrale nel sito odierno: estremi cronologici
  7. La cattedrale del XII secolo

1. Ubicazione geografica di Fano e vie di comunicazione

Fano, l’antica Fanum Fortunae, poi colonia augustea col nome di Iulia Fanestris, sorta su un terrazzo alluvionale là dove le valli del fiume Metauro (a sud) e del torrente Arzilla (a nord) confluiscono affacciandosi sull’Adriatico (fig. 1), ha mantenuto una straordinaria continuità di vita dalle origini fino ai giorni nostri.

Come le vicine città di origine romana e preromana che nei secoli VI-VIII avevano fatto parte dell’Esarcato ed avevano costituito la Pentapoli marittima, essa riuscì a sopravvivere al periodo altomedievale durante il quale, invece, in seguito ai lunghi conflitti e alle conseguenti continue devastazioni dei secoli VI e VII (si pensi alla guerra greco-gotica del 535-553 e poi alle ostilità fra longobardi e bizantini), tutti i centri costieri a sud di Numana scomparvero1.

Oltre alle favorevoli contingenze storiche2, la città dovette la sua vitalità anche alla felice posizione geografica grazie alla quale fu, sin dall’antichità, ben collegata al resto della penisola e alle coste orientali dell’Adriatico. Proprio a Fano infatti la Flaminia, ricalcando tratti viari preesistenti3, si affacciava sull’Adriatico4 per proseguire poi fino a Rimini, ove si congiungeva alla via Aemilia e al sistema viario dell’alta Italia e d’oltralpe. La città era attraversata inoltre dalla via marittima o litoranea che collegava nella maniera più diretta il nord al sud della penisola (una via che in vari tratti, specialmente a sud di Ancona, si internava rispetto alla costa); infine uno scalo marittimo, già ben noto agli antichi, non costituiva solo tappa della navigazione di cabotaggio, ma garantiva contatti diretti con città della costa orientale dell’Adriatico5. In epoca medievale la Flaminia andò perdendo il ruolo di grande arteria, dapprima a causa dell’interruzione, ad opera del Ducato longobardo di Spoleto, di gran parte del suo tratto umbro (che venne sostituito dall’antico percorso alternativo della via Amerina6), poi perché si preferì convogliare le comunicazioni tra Roma e il nord Europa lungo la nuova via Francigena che passava attraverso la Toscana e la Liguria; restò comunque strada di primaria importanza, almeno in quanto asse di collegamento fra Ravenna e Roma.

Immutato rimase nei secoli, invece, il rilievo della via costiera, frequentata dai pellegrini che si recavano alla grotta dell’Arcangelo Michele sul Gargano o in Terra Santa e, in seguito, anche dalle milizie crociate dirette ai porti pugliesi. Essendo frequentemente soggetta ad impaludamenti, la strada litoranea veniva spesso sostituita dalla più veloce ed economica navigazione di cabotaggio. Il trasporto marittimo dovette avere particolare importanza per Fano già ai tempi del dominio bizantino per gli scambi con Ancona e Ravenna7. Almeno dal 1141 la città ebbe rapporti con Venezia con cui, in quell’anno, stipulò un patto di sottomissione che le garantiva di essere difesa dalle vicine città nemiche e di usufruire di vantaggi commerciali presso la Serenissima; dal 1191 si ha notizia di contratti commerciali con Ragusa, e dal 1208 con Spalato8; dal XIII sec., ma probabilmente già da molto tempo prima, fu tappa di una rotta che aveva come estremi Monte S. Angelo (o meglio il suo scalo a mare, Punta Rossa) e Venezia9.

Note
  1. N. Alfieri, Le Marche e la fine del mondo antico, in Atti e memorie della Deput. di St. Patira per le Marche. Istituzioni e società nell’alto medioevo marchigiano, “Atti del convegno Ancona-Osimo-Jesi, 1981”, Ancona 1983, vol. I, pp. 9-34; Idem, L’insediamento urbano sul litorale delle Marche durante l’antichità e il medioevo, in Thèmes de Recherches sur les villes antiques d’Occident, Paris 1977, pp. 87-96. E. Castelnuovo e G. Ginzburg (Centro e periferia, in Inchiesta sui centri minori, in Storia dell’arte italiana, Torino, vol. 8, 1980, pp. 283-351, in partic. p. 302) indicarono una linea immaginaria che congiunge Ancona, Perugia, Chiusi e Roselle, a nord della quale si trova la maggior parte dei centri urbani che sopravvissero all’epoca altomedievale.
  2. A parere di Nereo Alfieri, (La Pentapoli bizantina in Italia, in Corsi di cultura sull’arte ravennate e bizantina, Ravenna 1973, pp. 7-18) e di Giulio Schmiedt (Città scomparse e di nuova formazione in Italia in relazione al sistema di comunicazione, in Topografia urbana e vita cittadina nell’alto medioevo in Occidente, “Settimane di studio del centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto 1973”, Spoleto 1974, pp. 503-607) l’aver fatto parte della Pentapoli fu determinante per la sopravvivenza di Fano e delle città costiere del nord delle Marche. Secondo Castelnuovo e Ginzburg (Centro e periferia... cit., p. 303) il motivo della sopravvivenza delle città dell’Italia centro-settentrionale è invece da ricercare, addirittura, nella loro origine romana o preromana.
  3. Il vicino Passo della Scheggia, il più basso di tutto l’Appennino centrale, condizionò il tracciato della strada interna che, fin dalla più remota antichità, si apriva sul nostro terrazzo alluvionale (allora verosimilmente occupato da un agglomerato spontaneo).
  4. Lo sbocco sul mare dell’odierna via Flaminia (che ha mantenuto grosso modo il tracciato di quella antica) è ben visibile da Monte Giove, una collina a pochi chilometri ad ovest di Fano.
  5. Per uno studio approfondito delle vie di comunicazione che interessavano la regione, e in particolare la nostra città, si rimanda agli atti del convegno promosso dalla Deputazione di Storia Patria per le Marche tenutosi a Fano, Fabriano, Pesaro e Ancona fra l’11 e il 14 ottobre 1984: Le strade nelle Marche. Il problema nel tempo, in Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche, Ancona 1987, 3 voll.; si vedano inoltre: M. Luni, La via Flaminia e Fanum Fortunae, in Fano romana, pp. 29-44; A. Cherubini, Territorio e abbazie nelle Marche, in Le abbazie delle Marche. Storia ed arte, Roma 1992, pp. 249-295; F. Fei, Note sulla viabilità e sugli insediamenti abbaziali, ibidem,  pp. 233-248;  F. Battistelli, Ipotesi e notizie sul porto di Fano dall’epoca romana al secolo XVI, “Fano. Supplemento al Notiziario di informazione sui problemi cittadini” (d’ora in poi “Fano. Suppl.”, seguito dall’anno di riferimento), 1974, pp. 63-82; M. C. Profumo, Il mare e il porto, in Fano romana, cit., pp. 491-496; nuove e più precise messe a punto sulle testimonianze circa lo scalo fanese sono in A. Deli, Battaglia del Metauro, porta e “porto” di Fanum, balineum di L. Rufellio in autori tra ‘400 e ‘700, “Nuovi studi fanesi”, 7, 1992, in partic. pp. 26-32 e in M. Lilli, Il porto-approdo fanestre durante l’antichità: approfondimenti sulle conoscenze, “Nuovi studi fanesi”, 10, 1995, pp. 7-51.
  6. Si vedano al riguardo  G. Schmiedt, Contributo della foto-interpretazione alla conoscenza della rete stradale dell’Umbria nell’alto medioevo, in Aspetti dell’Umbria dall’inizio del secolo VIII alla fine del secolo XI, “Atti del III convegno di studi Umbri, Gubbio, 1965”, Perugia, 1966, pp. 177-210; D. A. Bullough, La via Flaminia nella storia dell’Umbria (600-1100), Ibidem, pp. 211-233; L. Quilici, La rete stradale del ducato di Spoleto nell’alto medioevo, in “Atti del IX congresso internazionale di studi sull’alto medioevo”, Spoleto, 1983, vol. I, pp. 339-420.
  7. Cfr. R. Bernacchia, Dalla Pentapoli all’età comunale. Per una storia della città di Fano nel periodo medievale, “Nuovi studi fanesi”, 8, 1993, pp.7-54.
  8. Cfr. Bernacchia, Dalla Pentapoli... cit., p. 40; F. Gestrin, Nota sulle antiche relazioni tra le due coste adriatiche, “Fano. Supp.”, 1972, pp. 43-49. Rapporti commerciali con città della costa orientale dell’Adriatico dovevano essere sempre esistiti, ma solo ad epoca tarda risalgono i primi documenti che lo certificano.
  9. La notizia viene riportata in un portolano compilato in ambiente pisano fra il 1250 e il 1263, Lo compasso de’ navigare (si veda Il compasso di navigare, opera italiana della metà del XIII sec. Prefazione e testo del codice H.Hamilton, 394, a cura di B. R. Motzo, Cagliari 1947). Le stazioni della rotta in questione erano: Monte S. Angelo (Punta Rossa), Fermo (Porto S. Giorgio), Civitanova (Porto Civitanova), Ancona, Senigallia, Fano, Pesaro, “Fugara” (Fiorenzuola di Focara, Pesaro), Cervia, Ravenna e Venezia. L’Alfieri (I porti delle Marche nei portolani e nelle carte nautiche medievali, in Atti e memorie. Le strade nelle Marche... cit., pp.669-697) ha rilevato che se ad Ancona vi era lo scalo più importante delle Marche (si trattava di un porto naturale), quello di Fano non doveva essere di poco conto se nelle carte nautiche è segnato assai spesso, come quelli più frequentati, con inchiostro rosso.

Maria Chiara Iorio

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