Federico Seneca - Versione digitale del catalogo della mostra antologica Federico Seneca (Fano, 1891 - Casnate, 1976)

Il contesto

di Alberto Berardi

Onore al merito. Ed il merito questa volta è tutto di Sergio Ciavaglia, attacchino comunale. Il merito di aver fatto riscoprire a Fano Federico Seneca, grande maestro della grafica pubblicitaria e se le teorie più ardite sull'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica hanno un senso, vero e grande artista. Infatti non solo la Secessione viennese ha sostenuto che il design di un oggetto prodotto industrialmente ha la stessa noà del pezzo unico e che non esiste gerarchia alcuna fra le arti impropriamente definite maggiori e minori. Nessuno oggi si sognerebbe di definire non arte le opere di Federico Seneca, finalmente esposte nella sua città natale, dopo anni di oblìo e di dimenticanza. Ma torniamo al merito di Sergio Ciavaglia, che almeno dieci anni or sono mentre lo stavo conducendo in auto ad un incontro conviviale della Carnevalesca mi raccontò un gustoso aneddoto su Seneca che egli chiamava rispettosamente il professore. Nell'immediato dopo-guerra Federico Seneca ormai autore affermato a livello europeo, anche se temporaneamente a riposo, amava passare le vacanze a Fano soggiornando in una villetta in prossimità della spiaggia del Lido, quella spiaggia che aveva contribuito a promuovere realizzando quello che è forse il suo primo manifesto: Fano stazione balneare (1912 - 1914). Da artista esperto e consumato che conosceva l'importanza della collocazione delle proprie opere nella grande Galleria costituita dai muri della città aveva giustamente famigliarizzato con il responsabile delle affissioni. Da cosa nasce cosa e proprio a Sergio Ciavaglia il professore si rivolse, sapen-dolo in contatto con la Carnevalesca per offrirsi, visto che nessuno glielo aveva mai chiesto, come realizzatore di un manifesto per promuovere la più grande festa popolare del centro Italia che egli per giunta conosceva bene in quanto da sempre legata, per il getto, con la Perugina, azienda di cui era stato direttore dell'ufficio pubblicità . Il Ciavaglia riferì , il Consiglio si ì , la conclusione fu negativa perché: se il bozzetto non ci piacesse come faremmo a dir di no ad un artista come Seneca?. Conclusione che la dice lunga su certi vezzi indigeni e Seneca era pur sempre figlio della stessa terra. Dopo l'aneddoto l'attacchino che in cuor suo non aveva accettato il verdetto e che sempre in cuor suo aveva da tempo innalzato un altarino al professore, mi chiese di fare qualcosa perché Fano potesse riparare al torto di allora e ricordare un suo grande figlio. Promisi e mai promessa fu tanto avventata, anche perché la ribadii al figlio dell'artista, Bernardino incontrato in casa di un amico comune a Fano. A mia difesa ricordo di averci provato e riprovato direttamente nel 1988 ma cadde la Giunta, indirettamente negli anni successivi sollecitando enti pubblici ed aziende private ma senza esito positivo. Ci voleva la sensibilità del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e del suo Presidente Valentino Valentini sommata alla caparà ed alta profesà di Francesco Milesi per vedere realizzata una Mostra di cui è fin troppo facile prevedere il grande successo, una Mostra per tutti, raffinati intenditori e cittadini comuni. Per me Federico Seneca resterà sempre l'autore dell'immagine riprodotta sui Baci Perugina, immagine che bambino non riuscivo a decifrare e che poi scopersi, adolescente, essere collegata non solo al dolce della cioccolata. Oggi quella immagine, sempre quella, viaggia sui cieli del pianeta perché riprodotta sulla fusoliera di un jet della compagnia di bandiera a riprova non solo della longevità di un'idea grafica ma soprattutto, come sosteneva Henryde Toulouse-Lautrec, che arte e commercio non solo possono convivere ma anche prosperare.