Federico Seneca - Versione digitale del catalogo della mostra antologica Federico Seneca (Fano, 1891 - Casnate, 1976)

Federico Seneca 'Pittore cubista'

di Arturo Carlo Quintavalle

Come si vede la cultura di Seneca è complessa e lo mostra bene anche un altromanifesto datato al 1923, Cioccolato Perugina, dove vediamo un'ape che sospe-sa sugge il -fiore- tavoletta di cioccolato: lo sfondo e scuro, appena colpeggiato dipennellate, la scritta in primo piano violacea, l'ape dorata, la tavoletta di cioccolata bruna. Qui il rapporto con Leonetto Cappiello mi sembra evidentissimo e lecitazioni di sue invenzioni grafiche sono numerose: figure isolate e sospese nelvuoto come in Le thermogè ne (1907) o Comica (1908) o Cinzano (1910), riprese di animali come in quest'ultimo manifesto o in Source Parot (1908) sempre di Cappiello, o anche come in Chocolat poulain papier orange dellostesso grafico dove un cavallino corre davanti agli occhi stupiti di una bambina. Insomma Seneca adesso è a un bivio, restare all'interno della internazionale dellalingua parigina dell'affiche, da Chéret a Cappiello, appunto evocare la tradizione-triestina- ma anche bolognese e milanese del manifesto in Italia, oppure sceglierealtre strade? Fano stazione balneare (1924) non sembra risolvere il dilemma, ed anzi pare riprendere dal modello di Dudovich per la ditta Mele molte idee, da quella della figura in primo piano ridotta a schema a quella di un coinvolgente paesaggio in prospettiva che fa entrare nel manifesto lo spettatore; il nuovo non sta qui ma in una programmatica, mancata definizione di una forma, quell'accappatoio sospeso che sembra una scultura in gesso o marmo e, dietro la donna che corre, la serie di figure bianche sulla spiaggia in riva al mare che sono citazioni neodechirichiane. Insomma, Seneca è incerto sulle strade da prendere: assumere dalla pittura molti elementi oppure usare il manifesto come modello, e in questo caso il manifesto di Dudovich degli anni attorno al 1910.

A questo punto un nuovo tema viene posto dalla committenza, problema che non sarà certo senza conseguenze per le vicende della ricerca di Seneca. Gli si chiedono dei manifesti per la Coppa della Perugina, una gara automobilistica dove il problema è molto diverso da tutti quelli finora affrontati, si deve rappresentare il movimento. Seneca imposta nel 1924 il primo manifesto della serie con vedute dall'alto di un'auto rossa dove il movimeè rappresentato dallo sfilacciarsi del colore, dal grigio delle ruote al rosso dell'auto, dalle teste del pilota e del navigatore al terreno che sta oltre il bianco della strada. Una idea che rende la velocità delle auto, che ha una lunga storia a partire da Marcello Dudovich Corse di Brescia (1907) con il profilo di donna in primo piano che osserva l'auto sfuocata nella luce della strada, mentre taglia il traguardo. L'idea della trasformazione dell'immagine in movimento non viene da Dudovich ma, ancora una volta, dalla invenzione di un pittore, il futurista Boccioni che del tempo e, quindi, del movimento, anche in scultura, ha fatto il punto di partenza di una intera poetica. Si sa, Boccioni ha anche lui un'attività di grafico e la sua serie per L'Automobile Club d'Italia che si data al 1904 lo mostra bene, sia pure utilizzando una grafia ironica, da illustrazione per l'infanzia, ma dove le convenzioni di immagine, e in particolare la sfrangiatura dei contorni per esprimere la velà , appaiono in evidenza, ad esempio in Automobile e caccia alla volpe (1904) oppure in Auto in corsa dello stesso anno8. Sono raffigurazioni che hanno avuto una larga diffusione e che dunque Seneca può ben avere conosciuto, ma è certo che la idea di rappresentare il movimento sfrangiando le forme, dissolvendole nella velocità , è tipicamente futurista e quindi proprio da quel movimento e dai suoi adepti, da Giacomo Balla e Fortunato Depero a Gerardo Dottori, Seneca deve avere tratto ispirazione. Non sarà inopportuno ricordare, di Dottori, Trittico della velocità (1925 - 1926), un grande pezzo che esalta appunto il movimento, l'automobile e la scomposizione delle forme in relazione al movimento stesso.

Mi sembra impossibile negare un rapporto con questa tradizione pittorica futuristica nel manifesto per la II coppa della Perugina (1925) dove l'immagine della strada, come graffiata dalle bianche scie delle auto lontanissime, coi pali della luce inclinati a sottolineare la visione in soggettiva dall'interno dell'automobile, ci fa ben comprendere il rapporto con Balla, con Russolo e, in genere, proprio con quei futuristi che più mettono l'accento sul movimento. Ma l'immagine di Seneca deve avere qualche nesso anche con altre raffigurazioni, come quella di Fiat 500 di Leopoldo Metlicovitz, un manifesto che esalta l'automobile come uscita dai calori irraggianti dell'altoforno.

Se si segue la cronologia di Seneca si scopre che il grafico utilizza contemporaneamente e consapevolmente, ancora a metà anni Venti, varie lingue. Un pezzo come Ciccolato al latte Perugina (1925) infatti non potrebbe essere più ovviamente legato a Leonetto Cappiello nell'invenzione della coppia, il bianco del latte il nero-negro del cioccolato. Sospesa dunque nel vuoto fra il colore cupo della zona alta e le sfrangiaturù chiare in basso la grafia delle figure è ormai pienamente anni Venti.

Ma ecco, sempre del 1925, con Cioccolato Perugina Banane, una trasformazione che fa pensare a nuovi modelli, a nuove esperienze. Il manifesto riutilizza la B di baci Perugina per l'iniziale di Banane costruendo anche una specie di arco che fa da base alle figure soprastanti: un negro, una banana disegnata in modo realistico. Eppure se si osservano solo i dettagli non si valuta il senso della composizione. Seneca disegna il negro con l'ironia di Cappiello ma reinventa il prodotto, in questo caso la banana, usando un realismo analitico che stacca dai modelli finora utilizzati e sembra far pensare ad altre esperienze. La composizione nel suo insieme è nuova e l'uso delle scritture come architettura compositè una delle innovazioni significative. Sembra dunque che Seneca abbia avuto, o stia facendo, altre esperienze, esperienze che si collocano tutte fra gli anni 1925 e 1927, quelle in cui, ragionevolmente, penso si possano collocare una serie di viaggi fuori dai confini o, comunque, si deve inserire la conoscenza della produzione di affiche in Francia e in Germania.

Seneca realizza nel 1926 il manifesto per la III coppa della Perugina utilizzando ancora una volta l'immagine del movimento, la sfrangiatura dello spazio, lo striscione del traguardo sollevato dal vento; certo è che lo spazio entro il quale la rossa auto si affaccia prepotentemente in visione frontale scorciata dal baè quello dell'elettricità raggiante di alcuni noti dipinti di Balla, dunque uno spazio pienamente futurista. Appena un anno dopo il manifesto per la IV coppa della Perugina muove dai medesimi presupposti mostrando due auto in corsa, sfrangiate nel colore dalla velocità , contro la fila degli alberi al fondo egualmente mossi dal movimento, come nelle foto di Marey che tanto hanno insegnato ai futuristi della prima generazione; ma Seneca ha anche altre consapevolezze, quelle del divisionismo soprattutto e, quindi, mostra chiara qui l'esperienza di altri fatti, della ricerca di Previati, per esempio, ma anche dei manifesti di Plinio Codognato. Questi, negli anni Venti, viene producendo una serie di immagini di automobili in corsa, come quelle della Bianchi o quella del Circuito di Cremona (1924) dove si utilizza lo sfrangiarsi delle forme come convenzione per rappresentare il movimento. Un altro punto di riferimento importante deve essere stato Marcello Nizzoli il cui manifesto per OM con l'auto sospesa a mezza altezza deve avere detto qualcosa al Seneca che progetta l'affiche per la III coppa del 1926. D'altro canto la lezione offerta da Marcello Nizzoli, con la sua profonda riflessione sulla tecnologia che muove dal Futurismo, è evidente nei manifesti di Seneca e, certo, un riferimento importante deve essere stato la serie delle copertine di Nizzoli per la rivista Vittorie del motore (1926) con le auto viste dall'alto, sfreccianti nel colore mosso, appiattite, schematizzate9

 

Note

8 Si veda il mio saggio introduttivo al volume L'auto dipinta, curato da Paolo Barbaro e Gloria Bianchino, Milano, 1992, pp. 3-59 e, ancora, le schede alle pp. 64-67. Torna al testo

9 Vedine riprodotte alcune in L‘auto dipinta cit., pp. 116 - 119. Torna al testo

Perugina - Cioccolato
Perugina - Cioccolato
1923
(cm 140 x 100)
Treviso, Raccolta Salce, Museo L. Bailo

 

Coppa della Perugina
Coppa della Perugina
1924
(cm 140 x 100)
Treviso, Raccolta Salce, Museo L. Bailo

 

IV Coppa della Perugina
IV Coppa della Perugina
1927
(cm 200 x 140)
Treviso, Raccolta Salce, Museo L. Bailo

 

Perugina - Cioccolato al latte
Perugina - Cioccolato al latte
1923
(cm 140 x 100)
Treviso, Raccolta Salce, Museo L. Bailo

 

Perugina - Banane
Perugina - Banane
1925
(cm 140 x 100)
Treviso, Raccolta Salce, Museo L. Bailo