Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano: la Sala delle nature morte
Sala delle nature morte della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano: particolare di una tela con zucche e cipolle

Sala delle nature morte

La “Sala delle nature morte” della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano accoglie quattordici tele, di cui tredici di Carlo Magini e una della bottega di Sebastiano Ceccarini.

Tale corpus artistico rappresenta la più vasta collezione di nature morte maginiane al mondo.

Di seguito sono riportate le descrizioni delle opere redatte dal prof. Franco Battistelli in occasione della pubblicazione di alcuni volumi da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, nonché i collegamenti alle fotografie di ogni tela.

Carlo Magini

“Natura morta con due zucche, cipolle, coltello e pentolino di rame”

“Natura morta con tavola imbandita, frittata e pane”

“Natura morta con vasetto bombé, limone, ostriche, pane e zucca”

“Natura morta con pane, bottiglia di vino e piatto con affettato”

“Natura morta con aglio, piatto con trancio di carne e grembiale”

Serie di cinque nature morte con identiche cornici d'epoca (tre impaginate in orizzontale e due in verticale), acquistate dalla Cassa di Risparmio nel 1983 e già presso un collezionista privato. Si tratta di un gruppo concepito in modo unitario, decisamente eccezionale per qualità e omogeneità di struttura compositiva.
Come acutamente scritto da Rodolfo Battistini: «Al di là della loro pertinenza al movimento neoarcaistico che [a fine '700] reagiva al decorativismo barocco e rococò - in favore di un recupero dei modelli più antichi della natura morta appartenenti alla  tradizione lombarda e caravaggesca (...) - le tavole con oggetti dell'artista fanese vanno comprese come atto di coscienza. Orschestrate su valori cromatici dai toni contenuti, dove le minime variazioni assumono valore determinante nel definire oggetti di una dimessa consuetudine animati da una pregranza quasi metafisica, all'interno di una struttura compositiva di una straordinaria coerenza,(...) sono la testimonianza poetica delle vicende quotidiane di un'intera umanità che ha affidato il compito di raccontare a se stessa proprio quegli oggetti, in origine così familiari e umili,  sulla tela carichi di valenza iconica e bloccati nel tempo».

Franco Battistelli

Bibliografia: Dania 1976, pp.25-27; Montevecchi 1986, pp.467-469; Teza 1989, p.643; Cucco in Zampetti 19902, pp.137-138 (schede 74,75,77,78 e 79); Battistini, 1993, pp.286-289 (scheda 518).

“Natura morta con tavola imbandita, piatto con lonza, uova al tegamino e zuppiera di rame”

“Natura morta con oliera, piatto con lonza e mazzo di rape”

I due dipinti, pur non formando coppia, provengono da un'unica collezione privata e sono stati acquistati dalla Cassa di Risparmio nel 1984.
Nel primo dipinto il Magini sembra voler proporre l'immagine di un vero e proprio pasto completo con tanto di trovaglia e tovagliolo appoggiato sul tavolo.
Oggetti e cibi, come consuetudine dell'artista, giacciono disposti su serie parallele con un breve intervallo rispetto al fondo su cui si riflettono le ombre degli oggetti.
Caratteristica di questa, come di altre composizioni maginiane, sono (quasi una firma) il coltello messo di sbieco in primo piano e il cartoccetto che fa da tappo a bottiglia e fiasco.
Le stoviglie, tipiche di un'umile cucina povera, non hanno alcuna pretesa di magnificenza, né il fasto teatrale di una natura morta barocca. Solo cibi semplici e genuini, fette di lonza, uova al tegamino e pane, pronti per essere consumati.
Anche nel secondo dipinto l'atmosfera è la stessa: oltre al fiasco, alla bottiglia e al solito piatto con fette di lonza qui non manca il necessario anche per la preparazione del pinzimonio (rape, oliera e macinino per il pepe).

Franco Battistelli

Bibliografia: Huisman 1935, p.59; Isarlo 1955, p.56; Battistelli 1968, p.13; Montevecchi 1986, p.468; Teza 1989, p.644; Cucco in Zampetti2 1990, pp.137-138 (schede 76 e 80): Battistini 1993, pp.287 e 289 (scheda 519).

“Natura morta con mele, piatto con formaggi e limone”

Acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1986, il dipinto ripropone il formato verticale, condotto secondo il consueto impianto prospettico con punto di vista rialzato. Anche in questo caso cibi e stoviglie sono resi nella consueta consistenza materica: «Distribuiti sul piano - come ha scritto Rodolfo Battistini - secondo ritmi cadenzati, in un'atmosfera sospesa, scevra da preoccupazioni simboliche o da coinvolgimenti di interesse tematico. Il punto di vista rialzato permette l'agevole esplorazione degli elementi esposti, mentre la tonalità orchestrata su valori comuni dei colori crea un'atmosfera omogenea, ferma, quasi straniante, dove il singolo oggetto sembre sconfinare in una dimensione metafisica».

Franco Battistelli

Bibliografia: Cucco in Zampetti 1990, p.138 (scheda 82); Battistini 1993, pp.288-289 (scheda 520).

“Natura morta con due cipolle rosse, cavolfiore, piatto con formaggi e tazza”

Il dipinto, che non dovrebbe lasciare troppi dubbi sulla paternità maginiana,  è stato acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1987. Vi compaiono i soliti formaggi, l'orcio in terraglia tipo Fratterosa  e la tazza in maiolica pesarese con il motivo della margherita; gli spazi vuoti risultano però più evidenti rispetto alle altre nature morte del Magini, mentre gli oggetti e non paiono definiti con la consueta fermezza.

Franco Battistelli

Bibliografia: Cucco in Zampetti 1990, p.138 (scheda 81); Battistini 1993, pp.288-289 (scheda 521).

“Natura morta con aglio fresco, tegame e melegrane”

Acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1991, il dipinto porta sul retro della tela la scritta «Paolo Antonio Barbieri». Si tratta di una attribuzione ormai inaccettabile (Paolo Antonio Barbieri, vissuto nel corso del secolo XVII, fu il fratello minore del Guercino): attribuzione avanzata prima della riscoperta critica del Magini le cui opere vennero a lungo  confuse con quelle del Barbieri, retrodatandole per il loro stile arcaicizzante di oltre un secolo.
Anche questa natura  morta, come scritto da Rodolfo Battistini: «È strutturata nella consueta maniera del Magini: è inquadrato il bordo del tavolo sul quale un arredo comune riempie, con  una progressione dal basso verso l'alto, un piano dimensionalmente ridotto rispetto all'occupazione reale degli oggetti. Il relativo affollamento dello spazio non contraddice la pacata visione dell'apparato disposto, caratteristico del pittore, con il significativo risalto dato alle zone sgombre del tavolo, che sembrano sostenere e rafforzare la sicurezza dei singoli oggetti, definiti da sottili variazioni dei valori cromatici dai toni contenuti».

Franco Battistelli

Bibliografia: Cucco in Zampetti 1990, p.150 (scheda 145); Battistini 1993, pp.288-289 (scheda 522).

“Natura morta con piatto di uova, tozzo di pane, boccalino, caraffa, pestello, due bottiglie su piano, padella, scamorza e pezzo di carne appesi”

La Fondazione è entrata in possesso della tela grazie alla partecipazione ad un'asta presso la Casa d'Aste Finarte di Milano nel novembre 2005. L'opera, che non si trovava nelle migliori condizioni di conservazione, è stata successivamente restaurata dal restauratore Isidoro Bacchiocca di Urbino.

“Natura morta con germano, salsicce, vaso in cotto, bugia e ciotola”

“Natura morta con pollo, prosciutto, cipolle e vaso di rame”

Si tratta delle ultime due nature di cui la Fondazione è entrata in possesso (anno 2007). Acquistate sul mercato antiquario, sono state leggermente restaurate anch'esse ad opera di Isidoro Bacchiocca e collocate in mostra insieme alle altre.

Bottega di Sebastiano Ceccarini

“Natura morta con grosso pesce, cipolle novelle, sporta con rape e altra sporta con pesci”

Sebastiano Ceccarini (1703-1783) fu il maggiore e più fecondo pittore fanese del secolo XVIII.
Allievo nella bottega romana di Francesco Mancini, collaborò con il maestro nella realizzazione di varie opere, a Forlì, Perugia e Roma.
In quest'ultima città, dopo un triennio di viaggi che lo portarono a Bologna, Venezia e Firenze, ebbe nel 1738 residenza e bottega propria dove produsse opere nello stile dei maggiori maestri allora attivi nella capitale pontificia.
Fra tali opere si annoverano alcune pale d'altare, soggetti sacri e profani, allegorie, nature morte e diversi ritratti per i quali ricevette importanti commissioni.
Rientrò a Fano nel 1754 dove continuò ad operare apprezzatissimo per chiese, comunità monastiche e patriziato locale, avendo ad allievi-collaboratori i figli Nicola e Giuseppe, oltre al nipote Carlo Magini.
Quando scomparve ottantenne il numero delle sue opere maggiori superavano ormai il centinaio così che diversi suoi dipinti sono ancora oggi visibili nelle maggiori chiese fanesi e soprattutto nella Pinacoteca Civica.
Il suo è uno stile eclettico che privilegia forme e atteggiamenti di dolce e garbato realismo, senza rinunciare, soprattutto nei ritratti, al fasto ornamentale di ricchi abiti, gioielli, pizzi, nastri, parrucche ed elaborate acconciature.
Il tema della natura morta in questione, acquistata dalla Fondazione nel 2003 tramite una galleria privata di Pesaro, e di altra realizzata in coppia (Natura morta con pani, piatto con uova e pomodori, zucca, prosciutto e cesto con panno) rimanda maggiormente, a differenza della nota serie di quattro nature morte datata 1766 e firmata dal Ceccarini (serie già incassata in un muro interno di una casa privata), ad analoghe composizioni del nipote Carlo Magini di cui riprende elementi 'mangerecci'. Allo stesso tempo risulta però strettamente imparentata anche alla serie sopra citata, così da far sorgere dubbi sulla sua esclusiva paternità.
"Si tratta - come ha scritto Bonita Cleri - di una bella composizione che rimanda al mondo romagnolo, alla sensibilità quasi 'terragna' propria degli operatori nell'ambito della produzione di quel territorio che tanti contatti ebbe con la cultura marchigiana".
Un dipinto, per concludere, quasi certamente nato nella 'bottega' ceccariniana con la partecipazione degli allievi-collaboratori sopra ricordati.

Franco Battistelli

Bibliografia: Bonita Cleri, Sebastiano Ceccarini, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi per la Carifano-Cassa di Risparmio di Fano S.p.A., 1992, pp.101-102.

©

Le opere riportate sul sito - se non diversamente specificato - sono di esclusiva proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e non sono riproducibili senza la sua autorizzazione da richiedere di volta in volta.

Fondazione Cassa di Risparmio di Fano is the only owner of the paintings published on this web site, unless otherwise specified. The reproduction of those images is not allowed without a precise authorization by this Foundation which is indispensable for any use.

Comunicazione istituzionale

Conoscere la Fondazione 2014
Reportage fotografico sull'attività erogativa della Fondazione nel periodo 2004 - 2013
(formato pdf - Mb 7,6)

Le Fondazioni: un immenso bene italiano
Campagna di comunicazione a cura di ACRI con la collaborazione di Pubblicità Progresso

Realizzazioni recenti

Museo Etnico Bagnaresi
Una preziosa e unica collezione di opere d’arte, artigianato e di interesse multietnico provenienti da tutti i continenti (Ingresso gratuito tutto l'anno con prenotazione presso la Fondazione)

SISTEMA MUSEALE
DI PALAZZO BRACCI PAGANI

Il Palazzo storico dedicato ad ospitare una struttura polivalente e moderna per finalità artistiche e scientifiche

Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Via Montevecchio n. 114 - 61032 FANO (PU)
Tel. 39 0721 802885 - Fax 39 0721 827726 - E-mail:
C. F. 90008180417