Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

Quadreria della Fondazione
Ottocento e Novecento

Il Novecento nella Quadreria

Destinare, all’interno della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, una sezione alla produzione pittorica novecentesca cittadina, è stato un proposito perseguito con determinazione dalla trascorsa Presidenza e continuato dall’attuale. L’intento originario era quello di documentare la varietà ed il livello della pittura a Fano nel Novecento, così da offrire al visitatore la documentazione antologica di un secolo di pittura, attraverso un numero, necessariamente limitato, di quadri particolarmente significativi di artisti sostenuti da un minimo di storiografia critica e che avevano mantenuto la nostra città al centro degli interessi esistenziali e lavorativi, anche in presenza di soggiorni, più o meno lunghi, altrove. Ulteriore condizione, richiesta per individuare i pittori da esporre, è stata la conclusione del loro percorso artistico e personale.

Qualora gli spazi espositivi lo permettano, la Quadreria potrebbe essere arricchita da opere di pittori di altri territori, compresi nelle aree di intervento della Fondazione, come già è stato fatto, con l’acquisizione delle stupende, piccole tavole di Anselmo Bucci.

La sezione dedicata alla pittura contemporanea necessita comunque di integrazioni, dal momento che diverse personalità protagoniste del dibattito artistico a Fano nel secolo appena trascorso non sono ancora presenti e se ne auspica l’ingresso, occasione per rinnovare l’interesse su figure che meriterebbero studi approfonditi, come nel caso di Mario Boni, apprezzato pittore fanese tra la fine del XIX secolo ed il primo ventennio del successivo, autore di soggetti sacri, paesaggi, scene di genere, copie, ritratti, in gran parte inediti. Proprio un suo Ritratto di gentiluomo fanese costituisce uno degli ultimi arrivi (2004) nella raccolta.
Di appena un anno più giovane, Giusto Cespi (Fano, 1867-1954), è rappresentato da tre nudi femminili, un Autoritratto, dal Ritratto di Evaristo Carboni, da un ritratto di bambina, intitolato Birichina e da un Paesaggio, pervenuti nella raccolta tra il 2003 e questi ultimi mesi.
Nipote di Giovanni Pierpaoli, Giusto Cespi1 ebbe nello zio non solo un maestro, ma un sostenitore per tutta la durata della vita dell’illustre parente. La sua formazione avvenne dunque a Fano, da dove si allontanò solo dal 1893 al 1896, per frequentare l’Accademia del nudo e nel 1923-24, per andare a Milano, ospite dei conti Billi, i quali lo presentarono ad una vasta cerchia di possibili committenti che lo apprezzarono soprattutto per la ritrattistica, genere nel quale il pittore raggiunse esiti sempre più convincenti, nel corso della sua lunga carriera.

La tradizione di famiglia continuò con il figlio Nino Cespi (Fano, 1903-1961), dedicatosi in particolare alle nature morte ed al paesaggio, come la Marina, presente nella raccolta.

La generosità della famiglia Felcini–Tecchi ha arricchito la Quadreria  con il recentissimo dono di due dipinti, La Modella e Porto di Fano, pregevoli testimonianze di un pittore, Federico Felcini, non fanese di origine, è infatti nato a Jesi nel 1885, giunto a Fano dopo il primo conflitto mondiale, come insegnante di disegno, per qui trascorrere il resto della sua esistenza, fino alla fine, nel 19652.

Sorretto da una vasta cultura e da una sicura formazione accademica, Federico Felcini, pur rimanendo fedele ad una visione realista d’impronta ottocentesca che prediligeva soggetti derivati dagli affetti e dai luoghi della quotidiana consuetudine, si dimostrò interessato ad innovazioni sul piano tecnico, sperimentando un sistema di pennellate più deciso e vibrante, per immagini racchiuse da nette linee di contorno, soprattutto nel secondo dopoguerra, in coincidenza con la formazione e lo sviluppo dell’Accolta dei quindici3, storica associazione di pittori fanesi, della quale Felcini fu fondatore, nel 1946, insieme con altri quattordici artisti che erano soliti riunirsi nella bottega di Augusto Simoncelli.
Con Federico Felcini, Melchiorre (meglio noto con il diminutivo Rino) Fucci (Fano, 1893-1972), ha condiviso la conclusione della formazione scolastica superiore all’Istituto di Belle Arti di Urbino, inaugurando quell’apertura allo stimolante ambiente urbinate, che si intensificherà nei decenni Cinquanta e Sessanta, contribuendo non poco ad inserire i giovani artisti fanesi in circuiti più ampli.
Il 18 dicembre 1919 Rino Fucci si iscrisse alla Scuola Artistica Internazionale in via Margutta, a Roma, per frequentarvi l’Accademia del Nudo. Nella capitale resterà fino al 1938, svolgendo le attività di insegnante, pittore, restauratore, grafico pubblicitario, cartellonista cinematografico4. Ha avuto modo di essere partecipe del pieno affermarsi di quella fase dell’arte novecentesca condotta all’insegna del “richiamo all’ordine”, determinata a recuperare il mestiere, i miti della pittura antica, la grande tradizione italiana da Giotto a Raffaello, a restituire all’arte la funzione narrativa, così da superare le avanguardie storiche senza ignorarle, al contrario, accogliendone gli esiti più adatti alla definizione di un classicismo moderno. L’articolazione del fenomeno ha dato luogo all’apparizione di vari movimenti e tendenze con larghe zone di contiguità, Valori Plastici, Realismo magico, Novecento (dal 1926 Novecento Italiano)5. A Roma sono stati proprio i pittori che si ritrovavano a discutere nella saletta riservata del Caffè Aragno e che collaboravano con la rivista “Valori Plastici”, nata nel 1918 con la direzione di Mario Broglio, a confrontare il proprio lavoro con il clima europeo e a seguire la via indicata da Giorgio de Chirico, in base alla quale si andava delineando una sorta di “metafisica delle cose quotidiane”, una osservazione della realtà pazientemente distillata in laboratorio, tendenza poi definita, nel 1925, “realismo magico” dal critico tedesco Franz Roh, ponendo a confronto le esperienze italiane con quelle francesi (da Rousseau a Derain) e quelle tedesche legate al cima della Neue Sachlickeit.  L’anno 1929, nel Palazzo delle Esposizioni, si inaugurò la “Prima mostra del Sindacato laziale fascista degli artisti” che permise di fare il punto sulla situazione artistica romana. Tra le recensioni a margine della mostra è entrata nella Storia dell’arte quella firmata da Roberto Longhi il 14 aprile 1929 su “L’Italia letteraria”, dove il critico tentava di definire gli orientamenti e i gruppi emergenti nella mostra. Accanto alla ormai numerosa schiera di pittori legati al clima del Realismo magico e del Novecento Italiano Longhi segnalava alcune personalità irrealiste (Ceracchini, Francalancia, Di Cocco) e infine gli espressionisti Mario Mafai, Scipione (Gino Bonichi) Antonietta Raphael, avvertendo che dalle loro ricerche erano da attendersi le “misture più esplosive”. Il tono dell’articolo è brillante e scherzoso, così come l’altisonante definizione “Scuola di via Cavour” riferita al modesto appartamento in cui Antonietta Raphael e Mario Mafai risiedevano ed ospitavano Scipione, elaborando un linguaggio figurativo sentito - gli studi più attenti lo hanno dimostrato6 - come un ulteriore sviluppo della grande fase storica iniziata con “Valori Plastici”, con uno scarto, certo, importante rispetto alla pittura del Novecento italiano, ma su una base dialettica e non di rifiuto. Il sodalizio si colloca cronologicamente tra il 1924, anno dell’incontro tra Mafai e Scipione e il 1933, quando quest’ultimo morì nel sanatorio di San Pancrazio ad Arco di Trento.

Nel 1925 i due pittori si iscrissero alla Scuola libera del nudo, dove Mafai incontrò Antonietta Raphael, pittrice e musicista lituana, la cui verve anarchica e libertaria si confrontò con la vena più riflessiva ed esistenziale di Mario Mafai e con il sottofondo di cultura cattolica radicata nella Roma barocca che animava Scipione, nell’appartamento-studio, destinato a scomparire nel corso dei lavori per la via dell’Impero. Il dipinto di Rino Fucci che le figlie Carla ed Ersilia hanno donato alla Fondazione nel 2004, Il Marinaio, databile agli anni Trenta, risente delle straordinarie sollecitazioni che un artista doveva avere in quegli anni a Roma, vicinissimo, per la solidità dell’impianto, la netta ripartizione di piani e volumi definiti da campiture di colore accese da tagli di luce, agli ultimi esiti di Valori Plastici e alle prime ricerche tonali della Scuola romana. L’attenzione alla composizione non va poi interpretata come un’astratta esigenza formale, ma come il modo di accostarsi con deferenza alla realtà e al suo intimo mistero. La realtà della vita marinara, interpretata in una serie di quadri, di cui Il Marinaio fa parte, realizzati negli anni Trenta, durante le vacanze estive, inoltrandosi fra i primi in un ambito di esplorazione figurativa, tra i più frequentati, in seguito, dai pittori fanesi.

La partecipazione alle poetiche novecentiste da parte di Orlando Sora (Fano, 1903 – Lecco, 1981), rappresentato in Quadreria da un Autoritratto e dal Ritratto della madre del pittore, già evidenziata da Mario Sironi sul “Popolo d’Italia” il 9 gennaio 1929 e ribadita nel corso della mostra pesarese Arte e immagine tra ottocento e novecento. Pesaro e provincia nel 19807 con l’esposizione dello splendido Ritratto di signora in rosso, proprio del 1929, è stata riconosciuta anche da Rossana Bossaglia8, che ha riscontrato, all’interno della prima produzione del pittore fanese, la stessa oscillazione tra una schematizzazione della forma tendente ad una plasticità sommaria e stilizzata, derivata dalle esperienze delle avanguardie storiche e una non mai sopita nostalgia del pezzo di colore, del bozzetto ottocentesco, come in altri artisti partecipi del variegato fenomeno novecentista, con in più, nei dipinti giovanili di Sora,  la suggestione della tavolozza di Spadini.

Profonda comprensione degli intendimenti estetici che animavano i sette pittori9 fondatori, a Milano, nel 1922, del “gruppo del Novecento” è stata mostrata da Giorgio Spinaci (Fano, 1904 – Fano, 1975) in una conferenza, generalmente datata agli anni Cinquanta, ma per determinate espressioni, soprattutto in chiusura, rivelatrici di una situazione storica ben precisa, da retrodatare di almeno vent’anni10. Comprensione, ma anche condivisione, come provano i suoi primi disegni, risalenti agli anni 1928-30, dove cavatori di ghiaia, pescatori, barche, attrezzi, nella trascrizione a carboncino assumono un’evidenza scura e greve, imprigionata entro pesanti contorni, in consonanza con la drammatica visione dell’uomo di Mario Sironi. Poi l’incontro con Francesco Carnevali, nei primi anni Trenta, ad Urbino – un’amicizia destinata a rafforzarsi col tempo, testimoniata da un intenso epistolario dal quale si deduce una comune concezione dell’arte – e il tratto disegnativo iniziò allora ad apparire meno marcato, in composizioni a matita più rasserenate.
I soggiorni, negli anni Cinquanta, a Venezia e a Chioggia, hanno contribuito a diffondere la luce della laguna anche nei paesaggi dell’entroterra fanese e pesarese e, infine, negli ultimi acquerelli, insieme  ai ritratti, nature morte, studi di frutta e fiori, sono tornati i marinai, i calafati al lavoro, le barche, con una drastica riduzione dei mezzi espressivi, ma con la stessa, sincera partecipazione alla fatica degli uomini.

Di Giorgio Spinaci la Fondazione possiede un nucleo, acquisito nel 2003, formato da sei opere, tra dipinti ad olio ed acquerelli: Nello studio del pittore, Paesaggio con casa bianca, Paesaggio con casa viola, Le rose, Natura morta con pesci, Calafati al lavoro
Una lettera inviata da Giorgio Spinaci a Francesco Carnevali, il quattro aprile 196111, dimostra, accanto ad un piglio forse eccessivamente autocritico, l’aspirazione dell’artista fanese a vedere la propria poetica compiutamente realizzata nei dipinti ad olio, piuttosto che negli acquerelli, amatissimi dai suoi estimatori. In effetti i non numerosi quadri ad olio conosciuti (quelli della Fondazione sono tra i più pregevoli) sono imprescindibili per seguire le sperimentazioni del suo linguaggio, dalle posizioni novecentiste, ai successivi movimenti in fermento tra Roma e Milano.
Spinaci era infatti pittore coltissimo, partecipe degli sviluppi dell’arte contemporanea, inserito nel circuito delle più importanti esposizioni nazionali, come la III Quadriennale d’Arte Nazionale, nel Palazzo delle Esposizioni di Roma, del 1939, evento che costituiva un bilancio della Scuola romana, al cui interno già emergevano nuove tendenze espressioniste, soprattutto per opera di Fausto Pirandello e della sua vigorosa declinazione realistica, praticata in un tonalismo caldo e materico, personalissimo, proposto da possenti dipinti di figura, ove un’intimità domestica quotidiana di esaltata materialità, rompendo ogni circolo intimistico e sentimentale, si poneva come dimensione ontologica universale. Una serie di eventi storici avevano ormai incrinato il rapporto di fiducia tra gli artisti e le istituzioni: la guerra d’Etiopia, le sanzioni economiche, la guerra di Spagna, l’accordo con la Germania di Hitler, i provvedimenti razziali. Parallelamente all’emergere del dissenso sul piano politico si avvertiva nella pittura romana un senso di disagio, il desiderio di una maggiore aderenza alla realtà. Inquietudini avvertibili già nella Biennale di Venezia del 1938 ed esplose al IV Premio Bergamo del 1942, dove il secondo premio fu assegnato alla famosa Crocifissione di Renato Guttuso, provocando la durissima reazione della Curia di Bergamo che promulgò un interdetto nei confronti della mostra12.

Note

1. Su Giovanni Pierpaoli, Giusto Cespi e la cultura figurativa a Fano e nel resto della Provincia di Pesaro e Urbino tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del secolo successivo, si rimanda al catalogo dell’ormai storica mostra Arte e immagine tra ottocento e novecento. Pesaro e provincia, a cura di Pietro Zampetti et al., AGE, Urbino, 1980.

2. Si veda Arianna Piermattei, Federico Felcini, in Pittori a Fano 1950 – 2000, a cura di Rodolfo Battistini, Grapho 5, Fano, 2000, per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e della Carifano Cassa di Risparmio di Fano S.p.A., pp. 66-71.

3. Per la storia dell’associazione si segnala Arianna Piermattei, Percorsi dell’arte in provincia / Fano (1946-1996). L’Accolta dei quindici, Grapho 5 Litografia, Fano, 1996.

4. Un’accurata biografia critica di Rino Fucci è stata pubblicata da Alfreda Lauri, Rino Fucci, in Pittori a Fano 1950 – 2000, cit., pp. 78 – 85.

5. Il panorama artistico italiano fra le due guerre mondiali è stato oggetto di una lettura sorretta da una rigorosa impostazione metodologica essenzialmente negli ultimi venticinque anni. Fra le numerose pubblicazioni che si sono succedute, imprescindibili per comprendere gli sviluppi delle arti visive anche nel nostro territorio, si segnalano il pionieristico Rossana Bossaglia, Il “Novecento italiano”. Storia, documenti, iconografia, Feltrinelli Editore, Milano, 1979, ristampato dalle Edizioni Charta, Milano, 1995; Il Novecento italiano 1923/1933, a cura di Rossana Bossaglia, Mazzotta, Milano, 1983; Realismo magico pittura e scultura in Italia 1919 – 1925, a cura di Maurizio Fagiolo dell’Arco, Mazzotta, Milano, 1988; Idem, Classicismo pittorico. Metafisica, Valori Plastici, Realismo Magico e “900”, Costa & Nolan, Genova, 1991; L’idea del classico 1916-1932. Temi classici nell’arte italiana degli anni Venti, a cura di Elena Pontiggia e Mario Quesada, Fabbri Editori, Milano, 1992; Valori Plastici, a cura di Paolo Fossati et al., Skira, Ginevra-Milano, 1998; Il “Novecento” milanese. Da Sironi ad Arturo Martini, a cura di Elena Pontiggia et al., Milano, Mazzotta, 2003.

6. Si rimanda almeno a Scuola romana. Artisti tra le due guerre, a cura di Valerio Rivosecchi, Mazzotta, Milano, 1988.

7. Rodolfo Battistini, Orlando Sora, in Arte e immagine… cit., pp. 260-264.

8. Rossana Bossaglia, Sora giovane: il Novecento dalla parte della tradizione, in Orlando Sora. Catalogo generale delle opere, con saggi di Rossana Bossaglia e Massimo Carrà, Mazzotta, Milano, 1986, pp. 11 – 25. 

9. Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi, Emilio Malerba, Mario Sironi.

10. Il testo della conferenza è riportato per intero nell’accuratissima tesi di laurea di Barbara Delfino, Giorgio Spinaci, Università degli Studi di Urbino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere Moderne, Anno Accademico 1997 – 1998, pp. 142-173. In parte da Rodolfo Battistini, Pittori a Fano. Esplorazioni primarie, in Pittori a Fano… cit., pp. 18-20.

11. Ibidem, pp. 20-23.

12. Emesso il 9 settembre (la mostra era stata inaugurata il 6 settembre).

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