Ritratto dell’abate Antonio Modesto Gasparoli

Il dipinto, acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1985, è datato, in uno dei fogli in basso a sinistra, 1772 (o 1774?). Dai documenti d’archivio si sa che l’abate Gasparoli era figlio dell’erudito e architetto fanese Francesco Gasparoli, autore di una raccolta di notizie sui fanesi illustri, di altra raccolta con trascrizioni epigrafiche e di un trattatello di architettura militare: opere tutte rimaste inedite perché elaborate solo per l’educazione dei propri figli. Nella sua impostazione celebrativa il ritratto rimanda a Sebastiano Ceccarini, zio del Magini, ma nell’insieme degli oggetti posti sul tavolo (carte e calamaio), nella penna d’oca tenuta dal Gasparoli con la mano destra e nel grosso anello infilato al dito mignolo della mano sinistra si avverte anche l’abilità del naturamortista. Evidente, inoltre, la capacità tutta particolare dell’artista nell’indagare il carattere del personaggio effigiato con sottile e bonaria ironia. Oltre che nell’aspetto fisico, quindi, anche nella profondità dell’animo, così da offrire l’immagine dell’uomo-abate nella sua completezza. Come ha ben scritto Pietro Zampetti: «Non tutti gli ecclesiastici sono dello stesso stampo: l’abate Antonio Modesto Gaparoli è tipo diverso, ama la vita, si compiace di quello che è, s’accontenta di sé e del prossimo suo, al quale rivolge uno sguardo ben diverso da quello penetrante e indagatore del vescovo Compagnoni. Ognuno è pur fatto a modo suo, e Magini rivela di averlo capito».


Autore: Carlo Magini

Collocazione: Quadreria

Specifiche: Tecnica: Olio su tela Misure: Cm 97 x 71
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